Pricing the Priceless Child: The Changing Social Value of Children

Pricing the Priceless Child: The Changing Social Value of Children

by Viviana A. Zelizer

In this landmark book, sociologist Viviana Zelizer traces the emergence of the modern child, at once economically "use" and emotionally "price," from the late 1800s to the 1930s.

Having established laws removing many children from the marketplace, turn-of-the-century America was discovering new, sentimental criteria to determine a child's monetary worth.

  • Language: English
  • Category: History
  • Rating: 3.89
  • Pages: 296
  • Publish Date: August 28th 1994 by Princeton University Press
  • Isbn10: 0691034591
  • Isbn13: 9780691034591

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Il bambino non è più una delle tante gambe su cui si regge l'attivo del bilancio familiare, ma un passivo pieno, una spesa estremamente costosa tra cibo, vestiario, scuola, cure mediche, e via dicendo. Ma una volta precluso il mondo del lavoro ai più piccoli, il valore di questi ultimi può essere considerato unicamente in termini sentimentali, e scambiate con cifre che siano le più alte possibile. Completamente sottratti al mondo dell'utilità economica come tutela da sfruttamenti veri o presunti, concreti o simbolici, ora i bambini si ritrovano consegnati a nuovo ruolo, quello del feticcio sentimentale per adulti, genitori in primis. Ed è interessante, forse sintomatico, un singolare paradosso: molti tra i più accesi attivisti, gli stessi che volevano salvare i bambini da ogni tipo di lavoro, con altrettanto fervore e rumore si oppongono alla loro esclusione da attività come teatro, cinema e pubblicità. Bambini-attori pagati, commerciati e lavoranti perché, sui palchi o dietro gli schermi possano recitare (pagati con cifre altissime) il ruolo del bambino non lavoratore, non commercializzato, escluso dal gioco del guadagno e della vendita... In realtà dai ragionamenti della Zelizer è estrapolabile un'ipotesi ben più raffinata, e stimolante: l'attaccamento, la premura, l'affetto e via dicendo dei genitori nei confronti dei figli non è una novità storica, e fin qui ci siamo. Sarebbe invece novità storica: l'elevazione di tale valore sentimentale del figlio, del bambino, a unico suo valore possibile; l'individuazione della famiglia, dell'ambiente domestico, come unico luogo in cui tale valore si può espletare (ambiente domestico in cui anche la donna, nello stesso periodo, veniva risospinta e progressivamente esclusa dal mondo sociale e del lavoro); e infine l'alleanza congiunta del potere statale formale e dello scrutinio pubblico informale a sorvegliare una situazione in cui i diritti dei bambini alla sicurezza e dei genitori al possesso dei figli sono sempre sul punto di rovesciarsi in doveri, e per gli uni e per gli altri. Obiettivo della Zelizer, nel suo lavoro, è adoperare il caso specifico dell'infanzia per un discorso più ampio sui rapporti tra il mercato e i cosiddetti "valori umani", due àmbiti che il senso comune concepisce come originariamente separati, se non opposti, o in guerra gli uni con gli altri: da una parte il denaro, dall'altra l'indefinibile valore degli individui; e il denaro, il prezzo è ovviamente visto come una forza che rischia di corrompere il sacro valore di ciò che è senza prezzo. Tuttavia, come indicato dagli esempi soprastanti (mercato delle adozioni, assicurazioni sulla vita, spese per l'istruzione, uso dei bambini nel mondo dello spettacolo), la sacralizzazione del bambino non fa che aumentarne enormemente il prezzo. La Zelizer mostra come da una parte il mondo del mercato sia informato da valori non completamente riducibili alla razionalità economica; e che dall'altra la creazione di àmbiti intenzionalmente esclusi dal mercato va a produrre situazioni che muovono cifre estremamente più alte che non nel mercato stesso. I primi affermavano che c'era ancora molto lavoro da fare: la sacralizzazione dell'infanzia, vista come positiva, s'era sì affermata in famiglia, ma senza uscire dalla soglia di casa; i genitori avevano imparato ad amare i propri figli, ma non quelli degli altri; la società in quanto tale, malata d'egoismo, doveva ancora effettuare una sua conversione reale e integrale, cedere definitivamente alla sacralizzazione dell'infanzia. Emblematico quanto scrive Marie Winn nel 1983, che denuncia come l'infanzia, non più un'"Età della Protezione", sia un'"Età della Preparazione": "Una volta i genitori lottavano per preservare l'innocenza dei figli ... Il terzo gruppo, infine, si interrogava sulla sensatezza dell'ideale del bambino sacro, sull'utilità del concetto per la società, o se invece non fosse un ideale in parte dannoso per gli stessi soggetti che avrebbe voluto proteggere, in termini di autonomia, formazione e autostima. Sono passati venticinque anni dal suo libro: l'età dell'ingresso nel mondo del lavoro è mostruosamente schizzata in avanti, ben oltre il raggiungimento della maggiore età; la tendenza generale di tutti i paesi industriali, inoltre, è di spostare al rialzo i limiti d'età in cui, concretamente o simbolicamente, si diventa adulti; la segregazione del mondo adulto e di quello infantile, a esclusione della sfera familiare e istituzionale (la scuola), è più netta e rigida che mai.

Pricing the Priceless Child calls upon us as social workers to consider two fields of study that we ordinarily have little contact with: sociology and economics.