Sorelle Materassi

Sorelle Materassi

by Aldo Palazzeschi

Composto nel 1934, Sorelle Materassi è il romanzo più noto di Aldo Palazzeschi.

Nella grigia esistenza delle due zitelle, dedite al lavoro in compagnia della terza sorella Giselda e della serva Niobe - Le due ricamatrici non si movevano mai dal loro arsenale intorno al quale, a rispettosa e rispettiva distanza, si moveva tutto il resto come le stelle intorno al sole - piomba ad un tratto il nipote Remo, rimasto orfano di madre (la defunta quarta sorella Materassi).

Abbandonate dal nipote, ridotte alla miseria, le tre donne non cessano tuttavia di adorare Remo, accontentandosi di ricevere qualche cartolina e accettando anche Peggy, modernissima ragazza americana che egli ha sposato.Il testo è suddiviso in otto grandi capitoli: "Santa Maria a Coverciano", "Sorelle Materassi", "Remo" "Palle", "Teresa e Carolina stanno a vedere, Giselda canta, Niobe va a vendemmiare", "Giselda!

Aldo Palazzeschi raffigura con sarcasmo le sorelle attraverso un linguaggio teatrale ricco di formule orali e di espressioni del vernacolo - più evidenti nella sintassi che nel ico - intessute in un dialogo sorprendentemente effervescente, punto di forza dell'arte palazzeschiana.

  • Language: Italian
  • Category: Classics
  • Rating: 3.80
  • Pages: 305
  • Publish Date: 1990 by Mondadori
  • Isbn10: 8804331208
  • Isbn13: 9788804331209

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Personalmente ho amato molto più la sostanza che la forma, così come mi era già successo con il Don Giovanni in SiciliaDon Giovanni in Sicilia di Vitaliano Brancati a cui mi azzardo di accostarlo. Le sorelle Materassi, Teresa e Carolina, ma anche Giselda e la fedele Niobe, rappresentano ciascuna e proprio modo, un diverso tipo di pensiero femminile ma anche uno specchio sociale in cui trovare riflessi tutte i pregiudizi e le storture dell'epoca.

Ed è una frase che sempre verrà detta per giustificare amori insensati e passioni irragionevoli per uomini che non ci meritano ma che ci piacciono tanto, quelli che più sono stronzi più ci fanno impazzire.

Esse vivono fuori dalla realtà, a cui si affacciano solo occasionalmente e con grandi tremori, mutandosi all'istante in risibili macchiette, nonostante tutte le loro affettazioni e pretese di nobiltà (Ci tenevano troppo a dimostrare che costituivano un mondo che con quello dei contadini non aveva nulla da spartire, quasi fossero uscite dalla costola di un re.). In casa vivono con la sorella Giselda, fuggita da un cattivo matrimonio (e se il matrimonio aveva indispettito e ingelosito le sorelle maggiori, il suo fallimento le aveva riappacificate con la sorella, che pure trattano a metà tra famiglia e servitù la sua posizione nella casa falsa, falso il tono di vivere, quello del muoversi e del parlare: una creatura stridente, fuori di posto, incapace a ricostruirsi una vita da sé e a procacciarsi il pane) e la domestica Niobe, uno di quei personaggi 'larger than life', popolana verace e senza (o quasi) vergogne (Essendo la vita tanto bella non poteva rattenere un grido di compiacenza e di solidarietà per coloro che se la succhiano senza discrezione.) C'è poi una quarta sorella, Augusta, anch'essa sposatasi ma dimessamente, con un poveraccio. Fuori di casa, ci sono altre donne da sfruttare, amici con cui divertirsi, e soprattutto l'onnipresente Palle, un giovanotto poco sveglio del popolino a cui Remo si è affezionato immensamente, per grande stizza delle zie e delle loro pretese sociali. Palazzeschi racconta la sua storia con poco amore per i suoi personaggi, che sbeffeggia immensamente, rivelandone senza pietà i difetti, scoperchiando gli altarini e non concedendo quasi nessuna empatia. Nonostante tutto, i personaggi risultano anche simpatici: le zie sono completamente perse e verrebbe voglia di prenderle a sprangate per riportarle alla ragione, eppure fanno anche tenerezza, a tratti sembrano più felici, o per lo meno più vive, grazie a Remo, anche se la sua vitalità fa loro realizzare quanto poco abbiano vissuto. Anche Remo, con tutte le sue macchinazioni e sopraffazioni, fa rabbia, eppure non lo si può accusare di vera cattiveria: con il suo modo di fare pacato e noncurante, esternando sempre, fra quelli che per lesistenza si dilaniano da mattina a sera, il proprio convincimento che la vita è facile; sorridendo dellinutilità delle loro fatiche) pare navigare le onde della vita senza troppi crucci, atteggiamento in parte ammirevole. Anche le sue zie, che Remo chiama scimmie ammaestrate, vengono da lui coinvolte nella girandola che è la sua vita, e che le porta a ribaltare la loro stessa esistenza: Le recluse videro il mondo, la vita, videro dove e come si muovessero le donne che portavano sotto la veste il frutto delle loro fatiche, del loro amore, e che da quarantanni servivano con fedeltà cieca. Eppure, come ragiona Niobe, a volte vera filosofa: non sono a questo modo proprio quelli che ci piacciono di più?

Lo volevo leggere per i ricordi che avevo di uno sceneggiato in bianco e nero di quando ero piccola. Perché di Palazzeschi si conoscono più le poesie. Lo volevo leggere perché sapevo che mi sarebbe piaciuto.

Ogni tanto ne sento il bisogno.

E loro avevano paura che non ci stesse bene. Sì aggiungeva Niobe, ma dopo avere aperto bene gli occhi.

La vita delle sorelle Materassi viene sconvolta un giorno dall'arrivo in casa del nipote Remo, loro che avevano una situazione economica eccellente visto che si dedicavano solo al lavoro di ricamo per signore dell'alta società e per la chiesa senza mai intaccare il patrimonio conquistato, non avevano nessuno svago e si sentivano un gradino più alto rispetto agli abitanti del piccolo paese toscano di Settignano. Le sorelle Materassi nonostante l'amore che non hanno mai provato per un uomo perchè zitelle e atrofizzate come donne lo riversano tutto verso quel nipote che invece con gli amici le mortifica dicendo "sono le mie scimmie ammaestrate"!

Dei lavori successivi, meritano menzione Stampe dellOttocento (1932), tutto sul filo della memoria; Le sorelle Materassi (1934), allinsegna di unimmalinconita ironia; Il palio dei buffi (1936), in unottica di deformazione del reale. Espressa con vigore dapprima nelle raccolte poetiche, la pungente vena palazzeschiana si concretizza al meglio nel romanzo Il Codice di Perelà, allegoria amara e scorata, che prende a tratti laspetto di un calco della vita di Gesù. Linsieme di novelle e bozzetti, sospeso sul crinale del grottesco, di Stampe dellOttocento, anticipa laltro grande risultato di quegli anni, Le sorelle Materassi, dove il modulo verista è ibridato con buffe ed intenerite annotazioni.